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LA METODOLOGIA
di Dott. Ing. Sergio Clarelli
L'Estimo ha per oggetto lo studio dei criteri e dei metodi per la stima dei beni economici.
I principi della disciplina estimativa (1)
Il valore di un bene economico dipende dallo scopo della stima. L'estimatore, prima di eseguire una valutazione, deve conoscere la ragione pratica della stessa, altrimenti il giudizio di valore che verrà espresso non potrà considerarsi attendibile. Sono diversi, infatti, i valori attribuibili a uno stesso bene, ciascuno corrispondente a uno scopo preciso.
Il giudizio di stima rappresenta una previsione. Mentre il prezzo è un dato storico perché equivale alla quantità di denaro con cui un bene è già stato scambiato, il valore, invece, è l'espressione di un giudizio di stima perché rappresenta il prezzo più probabile con cui, in condizioni ordinarie, un bene verrà scambiato. Pertanto la stima, basandosi su prezzi già verificatisi, è in sostanza la previsione del più probabile prezzo futuro di scambio del bene.
La metodologia estimativa è sempre comparativa. In ogni stima, infatti, si effettua un confronto; il bene oggetto di valutazione viene comparato ad altri beni, di prezzo noto, dalle analoghe caratteristiche tecniche ed economiche.
Il giudizio di stima deve essere ordinario e oggettivo. Il valutatore, nello svolgimento delle operazioni di stima, dovrà sempre attenersi al principio dell'ordinarietà che necessariamente esclude situazioni particolari e considerazioni soggettive.
Il giudizio di valore deve essere (generalmente) espresso in termini monetari.
Attualmente, quest'ultimo principio non può più avere carattere di
generalità dal momento che la valutazione può riguardare anche beni per i
quali non è possibile esprimere un giudizio di valore monetario.
I criteri estimativi
Il valore di mercato rappresenta la quantità di denaro più probabile ottenibile dallo scambio del bene in presenza, quindi, di mercato caratterizzato da domanda e offerta.
Il valore di costo è la somma di tutte le spese che occorre sostenere per produrre un bene.
Il valore di surrogazione o di sostituzione di un bene economico rappresenta il valore di un altro bene economico che presenti la stessa utilità e, pertanto, sostituibile al primo.
Il valore di trasformazione, che riguarda appunto beni economici suscettibili di cambiamento, è dato dalla differenza tra il valore di mercato del bene trasformato e la somma di tutte le spese necessarie per eseguire la trasformazione.
Il valore complementare di un bene economico, legato da rapporto di complementarità a un altro bene (nel senso che ai fini del conseguimento di una determinata utilità i due beni devono o possono essere utilizzati congiuntamente) può ottenersi come differenza tra il valore di mercato dei due beni congiuntamente considerati e quello del bene residuo.
Esistono inoltre altre definizioni di valore, vale a dire:
Il valore di capitalizzazione, come detto, rappresenta il valore di mercato di un bene determinato in base alla capitalizzazione dei redditi netti.
Il valore d'uso di un bene è quello che gli viene attribuito da un singolo individuo, in base all'utilità presumibilmente da esso ricavabile. Tale valore è, quindi, di natura soggettiva e pertanto non può essere oggetto di valutazione economica.
Il valore d'uso sociale è il valore d'uso di un bene pubblico e rappresenta il valore dei servizi da esso resi alla collettività. È determinabile misurando la disponibilità della collettività a pagare per poterne godere.
Il valore contabile o valore di bilancio è quello attribuibile a un bene in base ai criteri di valutazione fissati dal codice civile. Per esempio, nel caso di aziende, questo tipo di valore è desumibile dai libri - che l'azienda è obbligata per legge a tenere - e, per ciascun bene, è pari al valore di costo detratti gli ammortamenti.
Il valore corrente è quello attribuibile a un bene in base a specifica stima e si determina sia in presenza sia in assenza di mercato del bene (può coincidere con il valore di mercato, con il valore di riproduzione, con il valore di sostituzione ecc.).
I metodi estimativi
Esiste un'unica metodologia di stima, fondata sul confronto o comparazione.
È possibile però distinguere due tipologie di metodi comparativi:
Con i primi viene eseguita una comparazione tra espliciti parametri rappresentativi dei beni da confrontare.
Tali parametri devono avere le seguenti caratteristiche:
Essi sono essenzialmente di due tipi:
I secondi, invece, conducono alla comparazione tra parametri unitari che devono essere poi rielaborati ai fini della determinazione del valore del bene.
Metodi comparativi diretti
Il metodo comparativo diretto consiste, sostanzialmente, dei seguenti 3 momenti operativi: indagine intesa a reperire dati storici relativi a beni dalle caratteristiche analoghe a quello oggetto di stima; formazione di una scala dei prezzi in funzione di parametri predefiniti; inserimento del bene da valutare nel gradino della scala dei prezzi che, per caratteristiche, è più vicino. È, quindi, possibile applicare la suddescritta metodologia valutativa soltanto in presenza di dati storici di confronto, relativi a prezzi di trasferimento di beni analoghi a quello oggetto di stima.
Metodi comparativi indiretti
Nel
caso in cui non sia possibile formare la scala dei prezzi per assenza o
ridotta trasparenza del mercato si ricorre ai metodi comparativi indiretti,
tra i quali il più utilizzato è quello della capitalizzazione del reddito
netto, medio, normale, atteso, ritraibile dal bene. Il
saggio di capitalizzazione è il prezzo d'uso di un'unità di risparmio non in
forma monetaria, come nel caso del saggio d'interesse, ma trasformato in
capitale (ovvero impiegato nell'acquisto di beni produttivi).
Il processo estimativo
Il
processo estimativo rappresenta il complesso delle operazioni
logico-matematiche che conducono alla formulazione del giudizio di stima.
I requisiti dell'estimatore
L'estimatore dovrà conoscere in modo chiaro:
(1) Cfr. S. Clarelli, Manuale di Estimo industriale, Il Sole 24 ORE, 1999
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